Marijuana light in Italia: 3 motivi per legalizzarla subito

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Pubblicato il: 10/02/2020

La marijuana light in Italia andrebbe legalizzata subito: ecco perché.


Nonostante i numerosi negozi di marijuana light in Italia (con cui collaboriamo con il nostro servizio di consegna di cannabis light a Milano), l’ufficiale legalizzazione di questo prodotto stenta ancora ad arrivare.

Sebbene la legge 242/2016 autorizzi la coltivazione di canapa sativa depotenziata – a fini che prevedono necessariamente il commercio, come il florovivaismo e la produzione di alimenti e cosmetici -, la vendita non viene nominata esplicitamente all’interno del testo. Ma neanche proibita.

Lo scorso governo ha demonizzato le infiorescenze di canapa light, equiparandole alla cannabis illegale, mentre gran parte degli esponenti dell’attuale governo provano in tutti i modi a legalizzarla. E si tratta della scelta più sensata per l’Italia.

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Ecco le motivazioni per cui lo affermiamo!

1) La marijuana light non è una droga e quindi non può essere un prodotto illegale.

Come forse saprai, i fiori di cannabis light contengono alte quantità di CBD, mentre il THC è presente in percentuali modestissime, che si avvicinano allo 0%. Nello specifico, per legge devono avere quantitativi di THC inferiori allo 0,2% ma tollerati fino allo 0,5%.

Il THC (tetraidrocannabinolo) è il principio psicoattivo della cannabis; interagisce con il sistema endocannabinoide del cervello alterando la psiche, la percezione della realtà e i comportamenti. Inoltre chi fa uso cronico di marijuana ad alto contenuto di THC riscontra spesso dipendenza psicologica dalla sostanza.

Il CBD (cannabidiolo) è invece una sostanza che non agisce sulla nostra psiche – anzi, smorza nettamente gli effetti del THC -, e presenta numerosi effetti benefici. Tra questi menzioniamo l’effetto antidolorifico, quello antispastico, quello anticonvulsivante e l’effetto antinfiammatorio, ma sono in realtà molti di più.

Al contrario del THC, il cannabidiolo non causa dipendenza.

Per via delle ininfluenti quantità di THC in essa contenute, la marijuana light non altera la psiche né provoca dipendenza. E per questi motivi non è considerabile una droga.

I suoi quantitativi di tetraidrocannabinolo sono inoltre a norma di legge, quindi non è un prodotto illegale.

Leggi anche: “Ciò che devi sapere su THCP e cannabis”

2) Il commercio di cannabis light ha creato migliaia di posti di lavoro e contribuisce nettamente a far girare l’economia.

Solo il primo anno di commercio di marijuana light in Italia ha fruttato oltre 150 milioni di euro, che naturalmente finiscono anche nelle casse dello Stato (al contrario del fatturato annuale di circa 9 miliardi di euro della cannabis illegale). Lo afferma Stefano Zanda, direttore del Consorzio Nazionale Tutela Canapa.

Il mercato della canapa a basso contenuto di THC è in rapida crescita, tanto che per il 2021 sono previsti 36 miliardi di euro a livello europeo.

Per non parlare dei posti di lavoro creati da questo settore. Solo in Italia, in seguito all’approvazione della legge 242/2016 sulla cannabis, sono nate oltre 1500 aziende specializzate nella vendita di prodotti a base di CBD (tra cui infiorescenze e olii), 800 aziende agricole dedicate alla coltivazione di canapa.

legalizzazione Cannabis Light in ItaliaTutte queste aziende hanno creato lavoro per più di 10.000 persone, le quali possono sfamare le loro famiglie grazie a un impiego fisso – che, specialmente in alcune zone dell’Italia, sembra per molti un miraggio -.

Cavalcare l’onda della cannabis light potrebbe essere una decisione davvero positiva per il nostro Paese.

3) La legalizzazione della marijuana light in Italia contribuirebbe a togliere guadagni alle organizzazioni criminali.

Prendiamo i dati esposti in uno studio condotto per l’Health, Econometrics and Data Group (HEDG) della University of York da tre ricercatori italiani, Vincenzo Carrieri, Leonardo Madio e Francesco Principe. Tale studio, chiamato Light cannabis and organized crime: Evidence from (unintended) liberalization in Italy, ovvero “Cannabis light e criminalità organizzata: prove di una liberalizzazione (involontaria) in Italia“, è stato pubblicato ad Aprile 2019 su Sciencedirect.com.

I ricercatori affermano la volontà di esplorare l’involontaria liberalizzazione della marijuana light (avvenuta in Italia attraverso una lacuna legislativa) al fine di valutarne gli effetti sull’offerta illegale di marijuana ad alto contenuto di THC.

La legalizzazione ha interessato l’intero territorio, ma nel breve periodo il livello di intensità è variato in base alla configurazione del mercato pre-legalizzazione dei grow shop, ovvero negozi dedicati alla vendita di prodotti industriali legati alla cannabis.

Gli studiosi hanno utilizzato questa variazione per delineare un disegno DID (Differenze nelle Differenze) mediante un set di dati unico sulle confische mensili di droga a livello provinciale.

Il periodo di tempo analizzato va dal 2016 al 2018. Secondo lo studio, la liberalizzazione della marijuana light ha portato a una riduzione fino al 14% di marijuana sequestrata per ogni negozio di coltivazione preesistente. Inoltre ha portato a una forte diminuzione sia delle altre droghe derivate dalla cannabis che del numero di persone arrestate per reati legati alla droga.

I calcoli di questo studio suggeriscono che le entrate mancanti per le organizzazioni criminali ammontano ad almeno 90-170 milioni di euro all’anno. Secondo i ricercatori, i risultati di questa analisi supportano l’argomentazione che l’offerta di droghe illegali viene sostituita con la nascita di rivenditori ufficiali e legali.

Seppur questi 170 milioni di euro siano una parte infinitesimale dei 9 miliardi guadagnati dalle organizzazioni criminali in seguito al commercio di droga, si tratta comunque di un risultato eccezionale, considerata anche la novità del prodotto.

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Motivazioni bonus per cui legalizzare la marijuana light

Oltre alle motivazioni esposte nei paragrafi precedenti, la vendita di erba light offre alle persone un prodotto sicuro e controllato, al contrario della marijuana illegale. Quest’ultima, allo scopo di aumentarne il peso, viene spesso “tagliata”, ovvero mischiata, con altre sostanze a basso costo e molto dannose per il nostro organismo.

Inoltre la liberalizzazione della canapa light contribuirebbe a dar moto alla ricerca dedicata alle cure con cannabinoidi, ancora in alto mare soprattutto per via dei pregiudizi sulla marijuana. E se le persone potessero sfruttare ufficialmente le proprietà del CBD, potrebbero evitare l’utilizzo cronico di farmaci che presentano importanti controindicazioni ed effetti collaterali.

Attendiamo buone notizie sulla legalizzazione di questo prodotto sperando che i deputati M5S, PD, +Europa e Liberi e Uguali non si arrendano.